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Berat è una città dell’Albania centrale con una storia antichissima, culla di una multiculturalità fra le più singolari della nazione. La città si sviluppa sulle due rive del fiume Osum, ed è famosa per le case bianche ottomane, per il castello della città, dove ancor oggi abitano diverse persone, e per le numerose moschee contrapposte ad altrettanto numerose chiese bizantine. Proprio la pacifica divisione fra Musulmani e Cristiani Ortodossi è alla base di una leggenda curiosa, tramandata per via orale, che concerne il ponte di “Gorica”.

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Il ponte è la giunzione fra due parti della città, i borchi di Gorica e Mangalemi, una di fede a prevalenza cristiana e l’altra a prevalenza musulmana.

Sotto, vista di Berat dalla Fortezza sulla collina, il quartiere di Gorica è visibile alle spalle del monte. Fotografia di Daniel via Flickr:

Il ponte è uno dei ponti ottomani più antichi e conosciuti dell’Albania. Originariamente era in legno, ma durante il periodo di regno di Kurt Ahmed Pascià venne edificato in pietra, per poi essere totalmente ristrutturato durante gli anni ’20, quando l’Albania aveva già conquistato l’indipendenza (1912). Il ponte attuale è a sette arcate ed è lungo 129 metri, costruito a circa 10 metri sopra il livello medio dell’acqua.

Sotto, il Ponte di Berat oggi. Fotografia di Avi1111 via Wikipedia:

Come visibile dalle immagini, il fiume d’estate diventa completamente asciutto. D’inverno però la furia delle acque è difficilmente contrastabile, e il ponte in legno era soggetto a continui danneggiamenti. Secondo la leggenda locale, il ponte in legno originale conteneva un sotterraneo in cui una ragazza veniva incarcerata e tenuta alla fame (sino anche alla morte) per placare l’ira del fiume responsabile della sicurezza del ponte.

Sotto, il Ponte di Gorica è quello sulla destra. Fotografia di my_cottage via Flickr:

Anche il nuovo ponte, realizzato alla fine del XVIII secolo, è circondato da una curiosa leggenda locale. Il ponte precedente in legno era soggetto a continui danneggiamenti, e si iniziò quindi la costruzione del ponte in pietra. Quando erano stati completati soltanto due archi, nonostante fosse estate il fiume si infuriò, e danneggiò il lavoro già svolto.

Per placare l’ira del fiume vennero sacrificati sette agnelli, quanti dovevano essere gli archi del ponte

L’espediente non servì a nulla. Il fiume continuò a riversare sul letto la sua forza, e il ponte non poteva esser completato. Essendo i balcanici animati da una forte superstizione, pensarono di offrire la vita di un essere vivente ben più prezioso di un agnello:

La più bella e giovane madre della città

Nonostante fosse madre di un neonato, la donna venne murata viva all’interno del ponte, le acque del fiume si calmarono e il ponte poté essere completato.

Ponte di Gorica. Fotografia via Wikipedia:

Nonostante questa sia solo una leggenda, una voce tramandata oralmente dagli abitanti di Berat, la sua eco si ode ancor oggi. Ogni anno, in aprile, sulle mura del ponte cresce un tipo di vegetazione verdastra che, quando viene colta o spezzata, lascia fra le dita una resina bianca e collosa, simile al latte materno.

Leggenda vuole che quello sia il latte della giovane madre murata viva per il bene della città

A parte miti e leggende, l’opera è senza dubbio di grande valore architettonico e storico, e fa parte dei beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, che comprende l’intero centro storico di Berat.

Sotto, il ponte di Gorica, fotografia via Wikipedia:

Sotto, il video con la cerimonia della Croce. Una croce ortodossa viene gettata nel fiume sotto al ponte, e cristiani ortodossi albanesi e musulmani albanesi celebrano insieme la presa della croce:

Sotto, il Google Street View del Ponte di Gorica:

La leggenda mi è stata fatta conoscere da Leonard Morava grazie al gruppo Facebook di Vanilla Magazine. Fonti: Post di Leonard Morava, intoalbania, albaniatourist, Wikipedia per la città di Berat, Wikipedia per il ponte di Gorica.

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