sintomi, diagnosi e come trattarla


La sensibilità al glutine non celiaca, in inglese Non-celiac gluten sensitivity (NCGS), è un disturbo di recente definizione. Questo termine viene utilizzato per identificare quei casi in cui l’individuo manifesta sintomi intestinali o extra intestinali tipici simili a quelli della celiachia, e trae beneficio da una dieta senza glutine, nonostante gli accertamenti medici escludono la presenza di celiachia o di allergia al grano: non mancano poi le sovrapposizioni anche con la sindrome dell’intestino irritabile. Scopriamo allora quali sono i sintomi della sensibilità al glutine non celiaca, come diagnosticarla e se ci sono cure o trattamenti che aiutano a stare meglio.

Quali sono i sintomi della sensibilità al glutine non celiaca

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I sintomi della sensibilità al glutine non celiaca sono vari, proprio come avviene per la celiachia: per questo non c’è una distinzione tra le patologie legate al glutine su criteri che si basano esclusivamente sulla sintomatologia, anche se la sensibilità al glutine è un disturbo meno severo, rispetto alla celiachia. Tra i disturbi più frequenti della sensibilità al glutine non celiaca ci sono sintomi intestinali, come dolore e gonfiore addominale, stipsi o diarrea, flatulenza e nausea, e sintomi extra-intestinali come emicrania, mente annebbiata, dermatite, affaticamento con o senza dolori muscolo-articolari, anemia e depressione. Si tratta però di sintomi sia oggettivi che soggettivi che è difficile quantificare e classificare: ciò rende ancora più difficile la situazione. Solitamente i sintomi compaiono subito dopo l’ingestione di glutine e scompaiono non appena questa sostanza viene eliminata dalla dieta, salvo poi ricomparire dopo la reintroduzione del glutine. Alcuni pazienti però tollerano piccole quantità di glutine senza avere sintomi: non sono quindi costretti ad eliminarlo completamente dalla propria alimentazione.

Sensibilità al glutine non celiaca: test e diagnosi

La sensibilità al glutine non celiaca è stata codificata nel 2011 da un professore dell’università del Maryland, durante una consensus conference a cui partecipavano i massimi esperti di gastroenterologia: la sua incidenza è stata stimata in circa il 7% della popolazione. Attualmente non ci sono test riconosciuti scientificamente a livello internazionale per la diagnosi della sensibilità al glutine non celiaca: si tratta quindi perlopiù di una diagnosi a esclusione, a cui si giunge dopo che i test su celiachia e allergia al grano hanno dato esito negativo. Per poter parlare di gluten sensitivity è importante che i sintomi associati scompaiano adottando una dieta senza glutine e che ricompaiano una volta reintrodotta la sostanza nella propria alimentazione. Esiste però un test introdotto per la prima volta 20 anni fa e ora reintrodotto per diagnosticare la sensibilità al glutine non celiaca: parliamo del test dell’anti glandina “nativa” con cui è possibile individuare la presenza di anticorpi specifici. Se quindi il test per la celiachia risulta negativo, mentre questo test dà un risultato positivo, allora significa che, con molta probabilità, il paziente è affetto da gluten sensitivity.

Come curare la sensibilità al glutine non celiaca: la dieta da seguire

Una volta esclusa la presenza di altre patologie, il trattamento della sensibilità al glutine non celiaca si basa sull’adozione di una dieta priva di glutine per un certo periodo, di solito 3 settimane. Si tratta quindi dello stesso intervento adottato in caso di celiachia, con la differenza che, in questo caso, la sospensione della dieta glutinata può essere solo temporanea. Una volta reintrodotti gli alimenti con glutine, bisognerà poi valutare la ricomparsa dei sintomi: in genere ciò avviene nel giro di qualche ora o di qualche giorno al massimo. Bisognerà comunque valutare, con l’aiuto dell’esperto, quale alimentazione adottare nella sua interezza: combinazioni di cibi, eventuali intolleranze, apporto di fibre e zuccheri semplici, apporto di acqua. In ogni caso è importante che, chi sospetta di avere tale patologia, non avvii una dieta priva di glutine, senza prima aver consultato il medico. Si correrebbe il rischio di creare confusione, soprattutto in fase di indagine, portanto quindi a diagnosi errate che, nel caso di celiachia, potrebbe portare gravi conseguenze. Intere classi di alimenti devono essere escluse dalla dieta, solo quando c’è una precisa condizione che ne prevede l’eliminazione per motivi di salute e mai per moda o per “prova” o per sentito dire.

Inoltre è importante valutare anche eventuali elementi psicologici e comportamentali: come stress familiare o lavorativo, livello di attività fisica, assunzione di farmaci, droghe o alcool. In questo modo sarà possibile avere un quandro completo della situazione per migliorarla. Ricordiamo comunque che bisogna sempre consultare il medico o il nutrizionista, che consiglieranno gli esami e i test da eseguire, in base alle singole esigenze del paziente.

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