I Want To Be Kind :: Le recensioni di OndaRock


Riecheggiano come un mantra le parole che dieci anni fa introducevano la recensione dell’album “The Singer” (album pluridecorato dalla critica danese e inglese): “Una bella voce intensa ed espressiva e una scrittura originale e pregnante oggi non bastano più per essere posti all’attenzione di pubblico e critica”. Triste dover verificare che con il passar del tempo lo scenario non sia cambiato, nonostante il musicista danese Teitur abbia successivamente disseminato sul suo cammino, un trittico tanto disparato quanto interessante: l’eclettico “Let The Dog Drive Home”, il colto e ambizioso “Story Music” e la prestigiosa collaborazione con il vecchio amico Nico Muhly “Confessions”.

Sono passati cinque anni dall’ultimo album solista di Teitur, un periodo ricco di interessanti progetti per il musicista, dal già citato album con Nico Muhly, alla produzione dell’album della leader del gruppo rock tedesco Wir Sind Helden, Judith Holofernes, (“Ich Bin Das Chaos”), fino alla collaborazione con Mads Bjørn, per “Running Music”, un album che ha conquistato la vetta della classifica di musica elettronica. Rompendo una tradizione che durava dai tempi del secondo album “Stay Under The Stars”, per “I Want To Be Kind” il musicista delle isole Fær Øer si è avvalso di un produttore esterno: una scelta maturata dalla volontà di voler catturare un po’ di quello spirito newyorkese che è alla base di queste dodici nuove canzoni.

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Il vecchio amico Thomas Bartlett (aka Doveman) – produttore tra gli altri di Sufjan Stevens, Joan As Police Woman, Norah Jones, Adrian Crowley, Anna Calvi, Magnetic Fields, nonché collaboratore di The National, Antony and the Johnsons, David Byrne, St. Vincent, Father John Misty, Rufus Wainwright, e membro della band avant-folk The Gloaming –  più che un semplice produttore è l’alter-ego di Teitur, un perfetto cerimoniere per un album essenziale, quasi minimale negli arrangiamenti.
E’ insolitamente gentile e delicato il nuovo disco del cantautore danese, ben lontano dalle ambiziose ed eccentriche architetture di “The Singer” o di “Story Music”, anche le armonie più pop sono adagiate su un terreno sonoro alquanto diafano e crepuscolare. 

Al di là del clarinetto affidato a Doug Wieselman, tutti gli strumenti sono nelle mani sapienti di Teitur e Thomas Bartlett, piano e mellotron reggono le fila di quasi tutte le canzoni, con sparute intromissioni di chitarra, basso, batteria e campane, pochi elementi ai quali spetta il compito di sottolineare la delicata malinconia delle canzoni. Gli arrangiamenti spartani ed eleganti lasciano fluire lo stile abbastanza classico della scrittura di Lassen, l’atmosfera è più vicina a certa canzone d’autore alla George Gershwin o Irving Berlin (“Bird Calls”), appena turbate da inserti elettronici molto suggestivi e quasi evanescenti (“If Your Heart’s Not In It”).

Poco appariscenti, ma melodicamente vigorose, le canzoni sembrano uscire da un vecchio film in bianco e nero stile Casablanca (“To Be Of Use”) o da un musical di Broadway (“Businessmen In Aeroplanes”), a volte hanno  lo stesso fascino di una vecchia ninna nanna (“I Would Love You All The Same”), unica costante la presenza di pochi sparuti elementi sonori che avvolgono come un tessuto pregiato le pur fragili armonie (“Looking For A Place”, “Playing House”).
Ben cinque gli autori con i quali il cantautore ha condiviso la scrittura dei brani, in primis Judith Holofernes, che ricambia la recente collaborazione firmando come co-autrice ben quattro canzoni, tra le quali “Sara”, unico episodio caratterizzato da un’insolita vivacità, per alcuni versi vicina a certe canzoncine folk -pop di Paul Simon.

E’ invece un altro musicista danese, Pete Worm, il co-autore del curioso madrigale leggermente gotico caratterizzato da mellotron e voci campionate (“Quite A Lot, Only Slightly, Very Much”), mentre Lucio Mantel collabora alla scrittura della più seducente e romantica “I Have Found My Happiness”. La firma più prestigiosa coinvolta da Teitur è comunque quella di Aloe Blacc, co-autore della title track: una struggente melodia, malinconica e sentimentale al punto giusto da coinvolgere come un romanzo d’appendice (molto bello il video realizzato da un artista italiano). 
Pur nella sua soave malinconia “I Want To Be Kind” è ancora una volta un progetto destinato a spiazzare pubblico e critica. Il cantautore delle isole Fær Øer si conferma autore raffinato e di talento, ma il romanticismo virato seppia di queste nuove dodici canzoni, pur non deludendo i fan dell’artista, non sembra avere i requisiti per estendere la fama di Teitur al di fuori dei confini patri.
Un delicato manuale di canzone d’autore da maneggiare con cura.

(10/08/2018)

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