Hop Along - Bark Your Head Off, Dog :: Le recensioni di OndaRock


Immagino che ci sia poco da discutere sui timbri vocali: quelli che fanno impazzire alcuni irritano profondamente altrettanti, a volte influenzando irrimediabilmente il giudizio sulla band nella sua interezza. Personalmente, infatti, il tratto distintivo e nobilitante di un gruppo come gli Hop Along è proprio la voce di Frances Quinlan, al posto della quale non riesco a immaginare nessun’altra che possa inserirsi efficacemente fra le loro morbide geometrie alt-rock.

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E ciò mi sembra ancor più vero adesso, anziché nell’acclamato “Painted Shut” di due anni fa, che con la sua schietta ruvidezza mi parse un album ben fatto come mille altri, laddove in “Bark Your Head Off, Dog” riconosco un documento d’identità insostituibile, un potenziale finalmente espresso con ogni sforzo e qualche scommessa ben piazzata.
Mi riferisco ovviamente agli archi che impreziosiscono con efficacia alcuni arrangiamenti, su tutti lo squisito chamber-folk di “Not Abel”, suadente nella strofa e spigolosa nelle taglienti stoccate alle porte del ritornello, immaginando la storia segreta di Caino e Abele prima del biblico fratricidio (“Not one word of all the time they spent growing up brothers/ Even love, yes, even love, yes, even lose/ Something to lose”).
E poi c’è il drive irresistibile di “Somewhere A Judge”, un altro dei tanti brevi racconti che sembrano congiungere senza sforzo la sintesi carveriana alle visioni postmoderne di David Foster Wallace (“There you have it, the beginning and the end/ The intern’s shovel still covered in shit/ Death, indiscriminate drags off the newborn buck with the broken leg”).

C’è tanto di letterario, in maniera più o meno indiretta, in quasi tutte le liriche di Quinlan, da una fuggevole evocazione di Jane Austen in “Look Of Love” – quasi un intero romanzo in sé, nel suo continuo cambio di mood e tonalità – a “What The Writer Meant”, dove inoltre è facile rivedersi nello stesso trauma infantile legato alla visione del cartone animato “La collina dei conigli” (“The General/ Buck toothed, bright eyed/ Frothing red […] We saw him in one brutal gesture tear that rabbit open/ You turned to me, ‘Isn’t this supposed to be for children?’”).
È l’interplay sempre dinamico a far sì che la curiosa ricercatezza dei testi diventi semplicemente un’ulteriore, ramificato barocchismo sul quale la talentuosa vocalist può liberamente arrampicarsi: i falsetti e gli stoppati di “The Fox In Motion” hanno un sapore di Everything Everything poco meno stravaganti, il testo una sorta di inspiegabile profezia rivelata per un istante dal regno animale (“When we saw the fox run/ Just a few feet in front of us/ I thought something must be wrong;/ She looked like decay in motion”).

Nove canzoni per quaranta minuti, misura ideale per non commettere passi falsi e dare a ciascun capitolo la giusta importanza nel quadro d’insieme: ovvero, come oggi dovrebbero essere quasi tutti gli album rock per non rischiare di finire nel dimenticatoio dopo poche settimane. Cosa assai rara, sin da subito “Bark Your Head Off, Dog” mi ha convinto a riesaminare le precise rifiniture dei suoi brani, come per togliermi ogni dubbio sulla stabilità di un lavoro ben fatto e finalmente originale, quale difatti è. Per come la vedo io nemmeno negli anni 90, cui gli Hop Along indubbiamente si rifanno, album così centrati erano all’ordine del giorno.

(16/04/2018)

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