Eloisa Atti - Edges :: Le recensioni di OndaRock


Figlia d’arte (il poeta Luciano Atti), performer già in tenera età (rampolla dell’Antoniano), studentessa accademica, collaboratrice di nomi prestigiosi dell’underground italico (da Patrizia Laquidara ai Sacri Cuori), la bolognese Eloisa Atti debutta come leader e compositrice con alcuni ensemble, dall’Eloisa Atti Jazz Quintet ai Sur. Da solista realizza il concept “Penelope” (2014), improntato non soltanto al vaudeville teatrale di Tom Waits ma anche a reinterpretazioni al contempo vivaci e delicate del folk.

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Il seguito, “Edges”, prosegue e approfondisce (anche esagerando) con l’eclettismo e l’imitazione dei grandi, e i risultati in qualche caso sono eccellenti. “Each Man Is God” accosta una tenuta canora da Billie Holiday a un impianto sottilmente morriconiano, mentre replica altrettanto invisibilmente la “House Of The Rising Sun”; “Moony”, filastrocca swamp-rock, si fregia di un accompagnamento frugale e incalzante alla maniera della Band; stridori metallurgici, un canto invernale di zufolo e un crescendo quasi demonico impreziosiscono la murder ballad del brano eponimo. A parte il folk-jazz con inflessioni scat di “Sleepy Man”, la seconda parte si accontenta invece di un country-pop ben interpretato (in “Cry, Cry, Cry” sembra davvero Patsy Cline).

Scritto e prodotto quasi per intero dall’autrice, anche se le presenze dei chitarristi Antonio Gramentieri (Sacri Cuori, di nuovo) e Marco Bovi sono importanti, persino ingombranti nell’eccessiva finitezza della confezione finale del suono. Alto livello tecnico-professionale e qualche peccato di leggerezza da pianobar, ma sempre a distanza di sicurezza da registri frivoli. Un talento di voce del pop nostrano. Co-edito con Alman Music.

(16/05/2018)

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