Che cosa succede se aumenta l'Iva al 24%


Da settimane se ne parla, il pericolo di un aumento dell’Iva imposto dalle cosiddette clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità è stato al centro del dibattito istituzionale per tutta la durata dello stallo risoltosi in extremis solo pochi giorni fa. Le paventate elezioni anticipate in estate o in autunno, proposte dalle parti politiche nel bel mezzo di una crisi istituzionale che sembrava non avere soluzione, hanno allarmato il presidente della Repubblica e le opposizioni perché in dote avrebbero potuto portare ingenti danni all’economia italiana, qualora le clausole di salvaguardia non fossero state disinnescate in tempo. Ma il pericolo di un aumento di Iva e accise non è ancora scongiurato e, inoltre, il neo-ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe paventato la possibilità di un aumento dell’imposta sul valore aggiunto per finanziare la Flat Tax per imprese e famiglie.

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Ma che cosa sono queste clausole di salvaguardia, chi le ha inventate, ma soprattutto che impatto avrebbe un ipotetico aumento dell’Iva sul bilancio delle famiglie italiane? La cosiddetta “clausola di salvaguardia” nasce nel lontano 2011, nell’anno della pesantissima crisi del debito pubblico che colpì l’Italia allora governata da Silvio Berlusconi. In quel 2011, Berlusconi inserì nella legge di bilancio una clausola, una sorta di “promessa di pagamento” volta a vincolare l’Italia al reperimento di una determinata somma a garanzia degli impegni di bilancio presi con l’Europa, ovvero il rispetto dei vincoli di riduzione del debito e del deficit previsti dai trattati Ue. In sostanza, nel 2011 Berlusconi si impegnò a reperire entro settembre 2012 una cifra pari a 20 miliardi di euro, necessari a far quadrare i conti pubblici del Belpaese ormai sull’orlo del default. In caso di mancato rispetto dell’impegno, sarebbe scattato in automatico il taglio di detrazioni e deduzioni fiscali. Il meccanismo della clausola di salvaguardia fu modificato pochi mesi dopo dal nuovo premier Mario Monti: al posto del taglio di detrazioni e deduzioni, il mancato rispetto degli impegni presi con l’Ue avrebbe comportato l’aumento automatico di Iva e accise. Così, in virtù di questo meccanismo, ogni anno l’Italia deve reperire una determinata somma da mettere a bilancio per disinnescare l’incremento di queste tasse.

Qual è la situazione odierna? Per disinnescare la tagliola della clausola di salvaguardia bisognerà trovare 12,5 miliardi di euro da mettere a bilancio nella prossima legge di stabilità che andrà approvata entro fine 2018, mentre altri 19 miliardi occorreranno per il 2020. In assenza di interventi, l’Iva al 10% salirà all’11,5% nel 2019 e al 13% l’anno successivo, mentre quella al 22% passerà prima al 24,2%, poi al 24,9% e infine al 25% nel 2021.

Dopo questa breve panoramica, rimane l’ultima domanda: che impatto avrebbe l’aumento dell’Iva sul bilancio delle famiglie italiane? L’ufficio economico di Confesercenti ha elaborato una serie di scenari e calcolato che, qualora dovesse aumentare l’Iva nel 2019, le famiglie italiane subirebbero una stangata pari a 480 euro l’anno, ipotizzando di conseguenza un evidente calo dei consumi. Un innalzamento dell’Iva, dunque, potrebbe provocare un peggioramento dei conti pubblici italiani perché sarebbe strettamente correlato a un calo di entrate. Secondo le stime di Confesercenti, infatti, si perderebbe almeno mezzo punto di consumi (-0,5%) già nel 2019, flessione che toccherebbe -0,8% nel 2020 e -0,9% nel 2021. In particolare, sulla base delle relazioni storiche, si stima un immediato calo del Pil pari al -0,3% nel 2019 e del -0,4% nel 2021. Effetti deleteri si percepirebbero soprattutto nel settore del turismo, perché un eventuale aumento dell’Iva porterebbe l’aliquota italiana nettamente sopra la media Ue e questo potrebbe portare i turisti a scegliere altre mete europee per le vacanze come Grecia, Francia o Spagna.

Infine, anche per quanto riguarda l’ipotesi di aumento dell’Iva per finanziare la Flat Tax al 15-20%, proposta avanzata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, gli effetti sarebbero deleteri: una manovra del genere, infatti, avrebbe un grave impatto sulle famiglie italiane a basso e medio reddito, che vedrebbero immediatamente diminuire il proprio potere d’acquisto, una diminuzione che non verrebbe granché compensata dalla diminuzione dell’imposizione fiscale in quanto la Flat Tax al 15% di per sé non consentirebbe loro di risparmiare molto in termini economici. Come calcolato dal Sole24Ore, infatti, l’impostazione della Dual Tax proposta dalla Lega andrebbe a favorire soprattutto i redditi tra i 60 e gli 80mila euro annui, mentre chi guadagna meno non sarebbe granché giovato dalla misura, men che meno se a copertura della manovra venisse realmente introdotto l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

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