Banca Etruria, chiesto risarcimento da oltre 400 milioni a 37 ex dirigenti


Il liquidatore, con il via libera di Bankitalia, ha chiesto un risarcimento da oltre 400 milioni di euro per i 37 ex dirigenti di Banca Etruria che hanno gestito la banca dal 2010 al momento del suo crac. Tra di loro c’è anche il padre di Maria Elena Boschi, Pierluigi Boschi.

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Più di 400 milioni di euro: è il maxi-risarcimento chiesto dal liquidatore, Giuseppe Santoni, con il via libera di Bankitalia, agli ex consiglieri e sindaci di Banca Etruria, citati davanti al tribunale civile di Roma per i danni causati dalla loro gestione. Si tratta, in totale, di 37 persone che hanno gestito la banca dal 2010 al momento del crac. Tra di loro c’è anche il padre della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, l’ex vicepresidente Pierluigi Boschi.

Secondo la richiesta, i manager vengono accusati di aver depauperato il patrimonio dell’istituto e dovranno ora presentare le loro memorie difensive. Uno degli obiettivi della causa è quello di utilizzare il denaro che potrebbe arrivare da eventuali indennizzi per gli obbligazionisti subordinati. In sostanza, si vogliono ottenere i fondi necessari a “ristorare” i creditori che hanno subito perdite al momento della messa in liquidazione avvenuta nel novembre del 2015.

Nell’elenco delle 37 persone a cui è stato chiesto il risarcimento, oltre a Pierluigi Boschi, ci sono anche gli ex presidenti Lorenzo Rossi e Giuseppe Fornasari, il direttore generale Luca Bronchi e Alfredo Berni. Dovranno rispondere per il ristoro dei danni arrecati all’Etruria e ai creditori sociali. Nel risarcimento è chiamata in causa anche la società di revisione PriceWaterhouseCoopers, oltre agli eredi di quattro manager deceduti. L’atto di citazione è stato depositato lunedì al tribunale civile di Roma. Ad autorizzare la domanda di risarcimento è stata Bankitalia: la richiesta è stata poi sottoscritta anche da Ubi Banca che nello scorso maggio, con il contratto di acquisto della nuova Banca Etruria, si era impegnata ad aderire alla causa civile.

Il liquidatore aveva inviato una prima lettera nel marzo del 2016 ai 37 ex manager: il commissario liquidatore concedeva, allora, 30 giorni di tempo per versare 300 milioni di euro d’indennizzo. Con una richiesta da 8,1 milioni di euro ciascuno (oggi siamo oltre i 10 milioni a testa), da liquidare anche con beni immobili e titoli azionari. La richiesta – sia quella di allora che quella di oggi – nasce da più motivazioni: secondo il liquidatore il buco nei bilanci è stato causato da comportamenti dolosi e colposi degli amministratori; inoltre, nell’accusa si parla di iniziative di indebito e illecito ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia.


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