Aveva una malattia inguaribile, voleva rispetto per la privacy


L’Antea Hospice è la struttura all’interno della quale è rimasta ricoverata Isabella Biagini fino al momento della morte. Si tratta di un’associazione che si occupa da anni di cure palliative, assistendo in loco o a domicilio i pazienti per il quali è stata accertata l’impossibilità di guarigione. È stata l’Antea a prendersi cura di Isabella per un mese, fino al momento della morte. Fanpage.it ha contattato la struttura in questione perché riuscissero a raccontare cos’è accaduto davvero alla Biagini e per quale motivo, come sostenuto in diretta tv in un’occasione, non fossero trapelate informazioni all’esterno circa il suo stato di salute:

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La signora Biagini è deceduta alle ore 3.40 del 14 aprile. Era ricoverata presso di noi da un mese perché era affetta da una malattia inguaribile. Quando pronunciamo la parola “inguaribile”, ci riferiamo a situazioni in cui non vi sia più altro da fare, nel senso di cure attive che possano permettere al paziente di guarire. Ci siamo presi cura di lei attraverso le cure palliative e la terapia del dolore, aiutandola a trascorrere l’ultimo mese della sua vita come lei stessa aveva richiesto.

Isabella Biagini chiedeva rispetto per la privacy

Lo scorso mese, Barbara D’Urso aveva lanciato un appello a Isabella Biagini attraverso Domenica Live. “Fammi avere tue notizie, dalla clinica non riusciamo ad avere informazioni”. Fanpage.it ha appreso che sarebbe stata proprio l’attrice a chiedere l’assoluto rispetto della sua privacy. Riceveva regolarmente visite e telefonate da parte di amici e familiari. Era stata lei a non volere contatti con l’esterno:

Quella di non fornire informazioni all’esterno era stata una sua richiesta. La signora Biagini veniva assistita da noi in struttura, 24 ore su 24, perché non aveva una casa sua. Aveva la possibilità di ricevere amici, familiari e perfino animali, come nel suo caso specifico visto che era molto legata al suo cane. Abbiamo cercato di esaudire tutti i suoi desideri, privacy compresa. Fino a pochi giorni fa, nemmeno alcune delle persone che lavorano qui erano a conoscenza della sua presenza in struttura, proprio perché lei aveva espresso il desiderio di discrezione. Volendo, avrebbe potuto mettersi in contattato con l’esterno. Aveva un suo telefono e un telefono all’interno della sua stanza attraverso il quale comunicava con gli amici e i familiari. Non è vero che non abbiamo arbitrariamente fornito informazioni circa lo stato di salute della signora Biagini. Antea ha ospitato diversi personaggi famosi, compresa Mariangela Melato. Avremmo potuto farci pubblicità e, invece, abbiamo taciuto per rispetto alla volontà espressa dagli ammalati. L’Antea è un prolungamento della propria casa e se il paziente decide di vivere con discrezione, noi assecondiamo il suo desiderio. La signora Biagini ha ricevuto le visite che voleva dalle persone che desiderava vedere.

Era ricoverata a titolo gratuito

Va detto, infine, che l’assistenza offerta a Isabella Biagini fino al suo ultimo giorno è stata completamente gratuita, come nella politica di Antea: “Tutto quello che facciamo, lo facciamo gratuitamente. Abbiamo assistito negli anni migliaia di persone, alcune anche molto famose. Ce ne prendiamo cura dal momento in cui viene pronunciata dai sanitari la frase: ‘Non c’è più niente da fare’. Anche i pasti e l’utilizzo dei presidi sanitari sono gratuiti. Siamo finanziati in parte dalla Regione Lazio e in parte dalle donazioni volontarie”.



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