a Milano stipendi 2,5 volte più alti che a Vibo Valentia


Al Nord, nel 2016 il reddito medio di un lavoratore dipendente è stato di circa 24.400 euro contro i 16.100 euro di un lavoratore del Mezzogiorno“, con “una differenza di oltre 8mila euro annui“.  Questo è il dato che spicca fra quelli resi noti dall’Istat, che ha pubblicato per la prima volta una serie di indicatori del Benessere equo e sostenibile relativi alle 110 province e città metropolitane italiane. Gli stipendi medi sono cresciti in tutto il nostro Paese, ma lo hanno fatto “con velocità notevolmente diverse“, aumentando la forbice fra Nord e Sud. La distanza iniziale, “che nel 2009 misurava 6.300 euro a vantaggio del Nord sul Mezzogiorno, si è quindi notevolmente accentuata. Il reddito da lavoro dipendente nella provincia in maggiore vantaggio, Milano, è circa due volte e mezzo quello della provincia più svantaggiata in assoluto, Vibo Valentia”.

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I dati del nostro istituto di statistica mostrano una spaccatura netta: “le prime 22 province in termini di reddito da lavoro dipendente sono tutte del Nord, ad eccezione di Roma, che è terza in Italia con 23.300 euro circa, dopo Milano (29.600 euro circa) e Bologna (25.600 euro circa)“. Nella parte bassa della classifica “si concentrano tutte le province della Calabria e della Campania tranne Napoli; Foggia, e Lecce per la Puglia; Matera in Basilicata; Trapani, Messina, Agrigento, Enna e Ragusa in Sicilia; le province sarde di Sassari e Nuoro“. Non si tratta di una novità, l’ultima volta ad evidenziarlo era stato a dicembre l’Osservatorio JobPricing, nella sua periodica indagine sulle retribuzioni nel settore privato.

La distanza si assottiglia se, invece, si guardano le pensioni. L’importo medio annuo è in Italia di “circa 17.700 euro nel 2015, più elevato al Centro (18.800 euro circa) e più basso al Mezzogiorno (15.600 euro circa)“. Anche qui la differenza è aumentata nel tempo, anche se di poco, data la stabilità di questo tipo di redditi. “Il netto divario Nord-Sud è confermato dalla distribuzione provinciale: nella coda della distribuzione si trovano soltanto province del Mezzogiorno, ad eccezione di Fermo (14.600 euro circa), nella parte più alta soltanto province del Nord e del Centro“. Nel 2015 il 10,7% dei pensionati italiani non arriva ai 500 euro lordi mensili, una percentuale quasi doppia nel Mezzogiorno (15,3%) rispetto al Nord (7,9%).

Un ampio divario anche per quanto riguarda il mercato del lavoro. “Il tasso di occupazione è al 70,6% al Nord e al 47% nel Mezzogiorno“, mentre gli inattivi (coloro che non lavorano né sono in cerca di un’occupazione) raggiungono invece “il 37% nel Mezzogiorno, un livello pressoché triplo di quello del Nord (12,5%)“. Il territorio di Bolzano è quello che occupa la prima posizione in Italia nel 2016, con un elevatissimo tasso di occupazione, al 78,2%, associato a un esiguo numero di inattivi, al 4,8%. Indicatori simili per Trento, la gran parte dell’Emilia-Romagna, Belluno e Treviso in Veneto, Pordenone in Friuli-Venezia Giulia, mentre nel nord-ovest del Paese si evidenza la situazione delle province di Cuneo, Verbano-Cusio-Ossola, Aosta, Milano, Lecco e Lodi. “In nessuna provincia del Mezzogiorno l’occupazione raggiunge il 60% mentre il tasso di mancata partecipazione al lavoro è sempre ben al di sopra del 20%“, tranne che nel caso dell’Abruzzo. Le zone più problematiche del Sud, secondo questi dati, sono quelle di Napoli e Caserta in Campania, Foggia, Barletta-Andria-Trani, Brindisi e Lecce in Puglia, tutte le province calabresi e tutte le siciliane (tranne Ragusa), oltre che Medio Campidano e Ogliastra in Sardegna.

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